BENVENUTI NEL NOSTRO DIARIO DI BORDO!

Siamo Giovanni, Valentina e i piccoli Martino e Nicolò.

Abbiamo lasciato la nostra casa e il nostro lavoro circa tre anni fa per andare a conoscere persone che vivono diversamente, insieme, in modo creativo e consapevole.
Il nostro intento è di vedere se è possibile vivere dando un maggior senso alla propria esistenza.
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"Lasciate che le vostre vite parlino per voi"
(Gandhi)



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28.4.10

da Sete a Argeles sur Mer

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27.4.10

il parco museo della preistoria

Martedì 27 Aprile io e la mia famiglia siamo andati a visitare un parco museo della preistoria, vicino a Sete (link al sito del museo).
La visita è stata molto interessante e bella.



















Per prima cosa abbiamo visto la ricostruzione di due australopitechi (australis=del sud, pitechi=scimmia), che non sono scimmie perchè sanno camminare e stare a lungo su due gambe.
Nella foto qui sopra si vede Lucy a destra, che si chiama così, perchè quando i paleontologi hanno ritrovato il suo scheletro, stavano ascoltando una canzione dei Beatles che si intitola Lucy in the sky with diamonds. (se cliccate sul titolo potete ascoltarla e vedere il video)
La ritrovazione di Lucy è stata molto importante perchè il suo scheletro era quasi completo, c'erano quasi tutte le ossa, e così gli scienziati hanno potuto scoprire tante cose sul suo conto.
Per esempio che era alta un metro e 8 centimetri (più o meno come Nicolò)







(tracce fossili di australopiteco, che mostrano la loro bipedia)









Gli australopitechi erano bipedi, ma non stavano eretti, abbiamo provato la loro postura, e abbiamo visto che non era come la nostra e non riuscivano a correre.




























Essere bipedi è molto importante, perchè così con le mani libere, hanno in seguito potuto fabbricare i loro primi utensili: i Chopper (fedi foto) che erano delle pietre scheggiate da una sola parte.





Il primo a fabbricare i chopper è stato l'homo abilis, 2 milioni di anni fa. Ed è proprio lì che incomincia il Paleolitico (=età della pietra antica, o grezza).
















Poi, 1,5 milioni di anni fa, l'Homo erectus, ha scoperto come accendere il fuoco.
Qui si vedono diversi metodi utilizzati.


































Saper accendere il fuoco era importante per scaldarsi e per cuocere il cibo e farlo diventare più tenero e digeribile, infatti le mascelle di questi nuovi uomini sono diventate più leggere, perchè dovevano masticare cose meno dure.




























L'homo sapiens invece viveva 200.000 anni fa, era nomade, che vuol dire che non viveva in un posto solo, ma si spostava, per cacciare, seguendo gli spostamenti degli animali.

La sua casa era una capanna costruita con rami, pelli, ossa.

Vivendo più al caldo, per via del fuoco, l'uomo ha iniziato a proteggersi dal freddo, dell'esterno, fabbricandosi vestiti con pelli. Decorava i propri vestiti e il proprio corpo con oggetti di conchiglia, denti, osso





... e scolpiva delle statue, prima solo in pietra, poi anche di legno e osso.

























In questo periodo l'uomo ha anche incominviato a pescare, fabbricandosi delle lance prima, e degli ami uncinati da attaccare a un bastone.





































le pietre venivano intagliate in modi diversi, secondo l'uso che se ne doveva fare, tagliare, raschiare, bucare, segare...































Circa 50.o0o anni fa comparve in Europa l'Homo Sapiens Sapiens comparve in Europa; questa è la specie a cui apparteniamo tutti noi ancora adesso.





26.4.10

da la Flayssiere a Sete

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La comunità della Fleyssiere

La Fleyssiere è un luogo antico, insieme alla Borie Noble, ad appena 2 Km e mezzo di distanza, è una delle Comunità dell'Arca in cui si cerca di mettere in pratica quegli ideali di semplicità e non violenza applicata alla vita di tutti i giorni, di cui parlava Lanza del Vasto ispirato dall'incontro con Gandhi.

Anche qui,i primi giorni non è stato facile adattarsi, perchè il primo approccio con le persone sconosciute, per quanto gentili ed accoglienti, è spesso condizionato da degli schemi mentali precostituiti; vengono a galla le nostre paure, le nostre insicurezze, che sono scomparse non appena il rapporto si venuto a creare, e quando abbiamo iniziato a comprendere maggiormente la filosofia di questa comunità e l'azione concreta che portano avanti queste persone.

Dopo quindici giorni però, è a fatica che ci rimettiamo in viaggio alla fine di questa esperienza. Perchè, sotto tanti aspetti, ci siamo sentiti veramente bene in questa comunità fatta di famiglie, di persone, di passanti e “pellegrini” (citando una delle preghiere, che si recitano insieme ogni sera intorno al fuoco). Le preghiere del mattino e della sera sono due momenti in cui i membri della comunità rinnovano la propria scelta di esserne parte, sono momenti autentici, in cui si sente la forza di coesione della comunità ed il senso di appartenenza di ognino al gruppo. La preghiera all'Arche è un vero strumento di crescita, dove l'attore principale è la persona, con l'aiuto di una forza più grande di lei, ma l'impegno resta personale, quotidiano e pratico.

PREGHIERA SANTA

Signore fa di noi uno strumento della tua pace.

Dov'è l'odio, che mettiamo l'amore.

Dov'è la discordia, che mettiamo l'unione.

Dov'è l'offesa, che mettiamo il perdono.

Dov'è la disperazione, che mettiamo la speranza.

Dov'è il dubbio, che mettiamo la fede.

Dove sono le tenebre, che mettiamo la luce.

Dov'è la tristezza, che mettiamo la gioia.

Maestro, fa che non cerchiamo tanto

Di essere consolati, quanto di consolare,

di essre compresi, quanto di comprendere,

di essere amati, quanto di amare.

Perchè dando di riceve,

perdonando si è perdonati,

morendo ri rinasce alla vita eterna.

Donaci Signore Pace, Forza e Gioia,

E donaci di darle agli altri.


Quante belle preghiere ho sentito e letto nella mia vita, ma all'Arche, non sono soltanto parole al vento, ma sono impegni che prendi, e il gruppo ne è testimone.


Qui il legame comune è la scelta non violenta. Ognuno viene sostenuto nel seguire il prorio credo e la propria strada, senza integralismi, dogmatismi né rigidità, attraverso la conoscenza di sé; purchè sia una ricerca della non violenza, nella comunicazione, nella relazione con tutti gli altri esseri viventi, nel rapporto con la società e con il pianeta. E tutto questo messo in pratica nella vita quotidiana.
Ecco perchè facciamo fatica ad andare via. Perchè, anche se la realtà di ogni giorno è fatta di cose concrete e reali, sotto tutti i punti di vista, è delicatamente impregnata di pace.


Alla Fleyssiere si mangia quasi esclusivamente quello che si coltiva nell'orto, il che significa, in questa stagione: insalata, carote, rape rosse, porri, patate, cavoli rapa, sedano rapa, panè (carote bianche), quello che producono gli animali: uova, latte, formaggio e yoghurt e un po' di ortiche raccolte ai bordi dei prati. I cereali sono biologici, per una scelta non tanto di salute, quanto di azione civica e non violenta: se tutti mangiassimo cibo biologico, non si porrebbe il problema degli OGM, né dei pesticidi.

L'autoproduzione del cibo è data dalla scelta di non alimentare un'economia violenta, che si basa spesso sullo sfruttamento del pianeta e di altri esseri umani. La rigidità in ogni caso non appartiene a questo luogo. L'uso della corrente elettrica è stata una scelta difficile, perchè in Francia sono le centrali nucleari a produrre energia e alla Fleyssiere per questa ragione hanno sempre rifiutato di allacciarsi alla rete. Da due anni invece si è deciso di installare dei pannelli fotovoltaici, e di produrne di più di quella che ne vene consumata, con il solo frigorifero e le poche lampadine.



Al Al mattino ci si incontra per organizzare insieme la giornata ed ognuno dice che cosa andrà a fare, anche se ha bisogno di riposare o di trascorrere del tempo con i propri bambini.

Il momento del pranzo è comunitario, a turno una persona cucina per tutti quanti, dopo la Pluches tutti insieme e prepara anche una minestra per la sera. E' veramente speciale per noi alla sera poter consumare la cena nel nostro piccolo appartamento, così come ogni famiglia, e gustare le differenti zuppe che di giorno in giorno ognuno cucina... è un po' come avere la sua presenza a cena con noi.

Ogni ora la Rappelle, ci invita a ritrovare noi stessi nel più profondo del nostro silenzio.


Martedì Christophe, il responsabile della casa, ci invita ad una riunione dedicata a noi, ospiti per brevi periodi; e ci spiega quali sono i fondamenti dell'Arche e si mette a disposizione per rispondere alle tante domande che gli poniamo.
Ci sono 4 cose importanti per l'Arche:
- una è rappresentata dalla Rappelle, che, insieme alla meditazione, è il modo per approfondire il rapporto con se stessi e con la creazione, attraverso il contatto profondo con l'anima;
- poi viene l'ecologia, come rispetto per il pianeta e per tutti gli esseri viventi: essere vegetariani, utilizzare con consapevolezza le risorse, boicottare prodotti nocivi;
- la poesia e la bellezza nella semplicità: mobili di legno autocostruiti, cura dei particolari nei manufatti, come le splendide maniglie di legno che ornano tutte le porte
...e la poterie di Fernando;
- quindi l'impegno per la giustizia sociale, non pesare sugli altri e scendere in campo attivamente ispirati dal Sathyagraha di Gandhi. (per saperne di più clicca qui)
L'ecomonia alla Fleyssiere è condivisa, vale a dire che ogni persona, oltre al vitto e all'alloggio, prende i soldi dalla cassa comune per sostenere le spese personali. C'è una persona responsabile della cassa, a cui chiedere se c'è liquidità disponibile, ma generalmente entra in gioco la propria responsabilità. Nella cassa comune entrano i proventi dalle attività svolte da tutti i membri della comunità, la vendita dei prodotti al mercato, della ceramica, dei corsi di yoga e dei seminari o dell'ospitalità, insieme alle pensioni degli anziani e agli assegni famigliari dei piu giovani.
La semplicità, anche dal punto di vista economico, è una scelta di vita, quindi, se entri a far parte della comunità con dei soldi o delle proprietà, o se ricevi un eredità durante la tua vita in comunità, puoi tenere i tuoi beni per te, ma non ne puoi beneficiare durante la tua permanenza. Questo perchè questa scelta di povertà e di auto sostentamento attraverso il lavoro delle proprie mani, sia uguale per tutti.

L'uso consapevole dell'acqua calda.
Un vecchio bollitore a legna per l'acqua calda, sotto il portico del lavatoio dove ci sono due vasche per lavare a mano tutti i vestiti e la biancheria della comunità.Di solito chi è di turno per la cucina al mattino accende il fuoco sotto il bollitore ( chiamato tu tui), in modo che ci sia acqua calda per il lavaggio dei piatti, per la lavanderia e per le docce serali. Non sempre il vecchio pannello solare che è collegato ad un tubo giallo in gomma che è appoggiato alle vasche riesce a scaldare l'acqua per tutta la comunità. Il portico del lavatoio è un luogo speciale, antico e vivo allo stesso tempo. Il lavare a mano, il potersi prendere il tempo per lavare i propri panni a mano è per me una cosa speciale, anche se sono consapevole di cosa significhi per molte donne che sono state obbligate a farloper secoli, anche in condizioni meno bucoliche...
Nonna Amelia, con un marito e tre figli che lavoravano in fabbrica, ha sempre detto che avrebbero dovuto fare un monumento a chi ha inventato la lavatrice!! Ad ogni modo, lavarsi i vestiti è un bel modo per essere consapevole di tante cose.


E poi le vasche si possono usare anche in modo creativo.

Ingegnoso il metodo per tendere i fili dello stendibiancheria.














Ad una cinquantina di metri dal lavatoio ci sono le docce, uno stanzone con una mitica Jotul per spezzare un pò la temperatura, 5 docce separate da un muro e chiuse da una tenda, secchi da 17 litri da andare a riempire appunto al "tu tuj" e secchiellini per rovesciarsi addosso l'acqua, sport nazionale dei bambini in questi giorni!


Decidere di farsi una doccia, prendere il secchio e andarlo a riempire, accendersi la stufa e il gioco inizia, è un buon metodo per risparmiare acqua, non so se per quantità di litri, ma senz'altro per numero di docce. Scherzi a parte è un buon allenamento per la consapevolezza.


Ecco, le cose semplici stimolano in noi una presenza mentale differente, più viva.









A circa due Km dalla Fleyssiere c'è un altra comunità dell'Arche, La Borie Noble che è la più vecchia, quella in cui anche lo stesso Lanza del Vasto ha vissuto. Esiste un collegamento tra le due realtà: alla Borie si va per imparare a cantare, per danzare al sabato sera e con la Borie sci cambiano formaggio e yoghurt, per uno splendido pane. La Borie è un luogo imponente e suggestivo, un ambiente meno famigliare, dove sono più numerose le persone di passaggio.













Alla Fleyssiere abbiamo anche conosciuto Jean Baptiste, ex insegnante della Scuola Libertaria che c'era un tempo alla Borie, e oggi attivamente impegnato nel CANVA, che è l'area dell'Arche che si occupa dell'Azione Civica non Violenta (clicca qui) e nelle prime file tra i falciatori di ogm (clicca qui).

13.4.10

dal mare a la Flayssiere

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e adesso... dove andiamo?

monastero ortodosso? - tempio buddista?
no!!! noi andiamo alla Fleyssiere!!

9.4.10

dalla ferme du collet al mare

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7.4.10

La Ferme du Collet





E' così che ci accoglie la Ferme du Collet, con la sua bellissima insegna...



















è ancora possibile fare qualcosa di semplicemente speciale....

Lavorare la terra con i cavalli, leggere a lume di candela, lavarsi con una bacinella di acqua scaldata su di una vecchia stufa, lavare i piatti con acqua scaldata con il forno solare, fare il bucato pedalando su una vecchia ciclette, andare alla toilette nel bosco con una zappetta e un pò di acqua... Case intonacate di terra cruda e fieno o canapa, riscaldate dalla serra e da 5 kg. di legna al giorno, alberi che crescono in salotto e tutto con materiale semplice e di riciclo... e soprattutto avere tempo per vivere insieme.



Tutto molto bucolico ma l'impatto è stato tutt'altro che semplice, ci troviamo a doverci adattare ad una situazione molto particolare. Ci sono di fatto tre nuclei con caratteristiche diverse. In pochi giorni dobbiamo adattarci a persone diverse, a cibi diversi, a modi diversi di vivere e di essere. I bambini sono semplicemente meravigliosi, ci stanno insegnando che basta poco per essere felici...













Durante la nostra permanenza alla ferme abbiamo deciso di dormire nel camper per sentirci un pò più a casa...


ma abbiamo a disposizione una piccola cucina che condividiamo con una ragazza che è qui come woofer da un mese, (per avere più informazioni su che cos'è un woofer cliccate qui).

La Ferme du Collet è un ecovillaggio dove il minimo comune denominatore è ridurre l'impatto ambientale trovando forme di sussistenza legate alla natura. Una famiglia si occupa di coltivare il grano e di fare il pane da vendere, un altra produce Spirulina e produce formaggio di capra. Il terzo nucleo è una persona sola che ha deciso di passare la sua pensione in questo luogo per sentirsi di nuovo viva, utile, attiva. Infatti il suo orto è molto grande e ricco di diverse varietà di ortaggi.

Maria Teresa ci mette tutta la sua creatività nel coltivare il suo orto. Mi riempie il cuore vedere come una persona della sua età si metta in gioco e sia una risorsa per una comunità di persone.










Oggi ho letto che in Italia entro il 2018 si realizzerà la prima centrale nucleare!!! E i nostri bambini? E i loro figli? Per i nostri condizionatori? Le nostre insegne luminose e le illuminazioni giorno e notte? Per il nostro sprecare solo perchè le nostre tasche ce lo permettono. Mentre sono qui, mi assalgono un sacco di domande e anche un pò di tristezza. Vorrei che tutto il mondo potesse fermarsi un attimo tutti insieme e risvegliandoci da un triste incubo decidere di rifare tutto da capo in un modo più intelligente, nel rispetto della vita e degli altri...

La corrente elettrica e l'acqua.

Il loro modo di vivere si riflette nelle loro abitazioni, utilizzano la corrente a 12 volt, nonostante abbiano i pannelli fotovoltaici per la produzione della 220 volt che cedono alla rete... Utilizzano per la casa e per l'orto acqua piovana recuperata e immagazzinata in stagni e cisterne. Katia ci racconta e ci fa vedere il bidone con cui prende l'acqua di sorgente da bere una volta alla settimana da una fonte a circa tre Km. da casa (circa 20 litri). La cosa che più mi lascia perplesso è che non è una necessità perchè potrebbero avere il collegamento all'acquedotto, però è un bisogno interiore, di semplicità e di senso per la vita.



" Vivere semplicemente perchè gli altri semplicemente possano vivere" (Ghandi).


Stando con Katia abbiamo avuto la possibilità di vedere la coltivazione della Spirulina, un alga che permette di integrare la vitamina B12 senza l'uso della carne.



E Katia ci ha fatto visitare la sua serra

Abbiamo guardato la spirulina al microscopio



Abbiamo visto l'essicatoio solare...

... e la spirulina essiccata



Che abbiamo poi assaggiato tutti insieme condividendo un pasto interessantissimo di cibo vegetariano crudo molto nutriente!
I loro orti sono grandi e ci sono molte serre autocostruite anche con materiale di riciclo, ogni spazio anche vicino alle case vede qualche verdura crescere.
















Riflessioni...



Durante questa esperienza abbiamo sperimentato che l'acqua calda, la corrente elettrica, avere la doccia a disposizione tutte le volte che lo desideri, non sono cose scontate. Hanno un loro prezzo, un loro costo e un loro valore, non solo per noi, ma anche per il resto del mondo. Non posso fare a meno di sentire che il mio vivere nell'agio pesa sul resto del mondo. In questo ecovillaggio ognuno porta avanti qualcosa di unico, chi cerca di prodursi il più possibile quello di cui ha bisogno, chi di coltivare qualcosa di speciale in modo semplice e creativo. Il semplice vivere con poca illuminazione, mi arricchisce interiormente e mi mette davanti alle mie responsabilità di uomo, di padre, di minuscolo essere parte di questa incredibile creazione.

Una consapevolezza mi raggiunge, la troppa comodità mi ha assopito in un torpore che mi fa sembrare le cose inutili,essenziali. Più stiamo in contatto con la natura e quello che offre e più mi sento vivo, trovando risorse inaspettate.

Tornare a viaggiare per questo aspetto, quasi mi pesa sul cuore...